VITA DI TRINCEA
Da una lettera di un Ufficiale che sarebbe poi caduto sul campo di battaglia è tratta questa descrizione della vita di trincea :
Noi eravamo ancora nelle trincee del monte Sei Busi di fronte a quella maledetta quota 118 che ci era costata tanto sacrificio di sangue nella giornata del 13 agosto 1915. Dopo il battesimo del fuoco, dopo i feroci combattimenti nei quali ci eravamo trovati improvvisamente impegnati pochi giorni dopo aver lasciato le ridenti rive del Garda, continuavamo a trascinare le anime tristi per le dolorose perdite, i corpi affranti, le divise sporche, lacere, irriconoscibili fra i sassi del Carso e le buche scavate in quella terra rossastra che pare stemperata col sangue.
Abiti e pelle, coperti di quel fango, sembravano di rame. Venti e più giorni di quella vita ci avevano mutati in orsi, sfiniti ; eppure si resisteva lì con tenacia, tra i violenti temporali che ogni notte allagava le trincee e il sole ardente che ci soffocava, durante il giorno, tra i cadaveri insepolti e il colera; e si respingevano i frequenti attacchi nemici e si cercava, con azioni parziali e con assidui lavori di zappa compiuti sotto le bocche dei fucili avversari, di strappare al nemico qualche altro di quei sassi.
Documento tratto da un testo di Storia