martedì, febbraio 12, 2008

Tumulo
E pongo in argomento il mio ricordo
d'un dì meraviglioso già passato
viaggio in terra nostra indietro al tempo
quando l'aria sferzava fresche note


nel camposanto lì sulla collina
in pietre poste in cerchio verso l'alba
elio che nasce passa i fasci in luce
nella lucerna monolito in testa


illuminava il tumulo tombale
del capo del villaggio lì sepolto
devoti sottoposti per ricordo


per devozione e massima onoranza
memoria imperitura tramandata
devotamente intorno s'è sostato


[Endecasillabi in versi sciolti]

Copyright © foto e versi di Lorenzo 11.2.08

postato da: 4797orizzonte2 alle ore 14:34 | Permalink | commenti (6)
Commenti
#1   12 Febbraio 2008 - 18:21
 
è una poesia stupenda
e ricca di trasporto
la memoria tramandata
e una croce sulla pietra
è quel che rimane di noi
un abbraccio
Lorè
con immenso affetto
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#2   13 Febbraio 2008 - 06:27
 
belle quelle pietre poste in cerchio verso l'alba...quasi premessa di risurezione...bella, caro Lorenzo...un saluto. anna
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#3   13 Febbraio 2008 - 14:54
 
Photobucket
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#4   14 Aprile 2008 - 19:15
 
Pubblico, con gratitudine, la recensione di Carmen sulla poesia
Tumulo

Lorenzo
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Da: PostIda
Oggetto: richiesta esaudita
Data: 14 Aprile, 2008 - 14:24


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Premetto che la lirica in questione è strutturata secondo uno schema metrico tradizionale e che in molti non apprezzano, ma che a mio modesto parere vada rivalutato, dal momento che è indiscussa la preziosità nel ritmo e nella musicalità di cui si arricchisce un brano. Comprendo che non è facilissimo dare spazio, non solo all’ispirazione del momento, ma porre attenzione alle caratteristiche speculari di ciascun termine, affinché esso sia costituito di un numero preciso di sillabe, ma se pensiamo che i più grandi autori della letteratura italiana hanno prediletto in particolar modo l’endecasillabo e ci hanno regalato degli autentici capolavori un motivo ci sarà pure, non trovate? Ma torniamo al pezzo in questione, formato, per l’appunto da endecasillabi sciolti, ovvero da versi formati da 11 sillabe, ma sarebbe più esatto dire, sotto l’aspetto fonetico, che la caratteristica peculiare è quella di avere l’accento sulla decima sillaba del verso stesso. Per tale duttilità, questo tipo di metro si presta particolarmente alla lingua italiana, perché essa è composta, per la maggior parte da parole piane, cioè con l’accento sulla penultima sillaba. Tuttavia è proprio il suo prestarsi ad un’intonazione ritmica che ne fa il verso musicale per eccellenza. Infatti, nel nostro caso, provando a leggere a voce alta il brano, si può apprezzare la lirica, come se fosse una composizione musicale, fatta di “ note”, ora alte, ora basse, a tratti aspre, a tratti ancora dolci. E l’abilità dell’artista sta proprio nella scelta di parole quanto più accentate possibili alla penultima sillaba, per conferirne, nel loro insieme quella pregiata musicalità. Non la si trovi contorta, come metodologia di composizione, ma se s’immagina e s’intende la poesia come musica e parole, in cui la fusione diventa estrema e pregnante, per la possibilità di “ creare” dentro noi stessi una base per il pezzo in versi, si può apprezzare in maggior misura l’intera lirica ( non a caso, si usa il termine lirico, per la categoria poesia). Il poeta, sin dal titolo ci propone una tematica interessante: il tumulo, scegliendo non casualmente un sostantivo che evoca una particolare corrente poetica, quella sepolcrale, in cui l’attenzione per la tomba è sviluppata in forme non solo personali, in base al proprio credo, ma soprattutto oggettivando il simbolo che essa rappresenta. Nel caso di Lorenzo, sembra un viaggio in un passato arcaico, stigmatizzato da quell’immagine del monolito, fatto di pietre disposte tutte intorno, che il poeta vuole celebrare non solo nel ricordo,ma anche nella pietà umana.
Non a caso, la lirica inizia con una congiunzione, quasi il discorso sia ripreso da qualcosa di sospeso in precedenza e mi piace immaginare che il “ precedente” sia la vita, quella vita che non ci è dato di sapere a chi appartenga, benché l’autore, poco più avanti ci parli di un capo del villaggio, un personaggio così distante dalle nostre frenetiche vite, ma che pur ci appartiene e sentiamo nostro.
Una lirica così, per la tematica e le scelte simboliche utilizzate, non poteva essere redatta che in endecasillabi, poiché il ritmo è così malinconico, ma non triste, tanto da conferirle il tono di una ballata. In un’epoca come la nostra, ove spesso siamo distratti noi in primis, dal contemplare la morte, nella sua forma più eclatante che è quella della tomba, un brano di questa portata può sembrare anacronistico, ma di grande spessore didascalico, specie per le nuove generazioni così troppo abituate a non far proprio certi valori.
E qual migliore tono da scegliere, se non quello della ballata, che sembra, anzi sicuramente, ci seda l’animo sin troppo arruffato dai nostri affanni?
Ed ancora, l’intento pedagogico di questo brano lo si riscontra nel passaggio:


“devoti sottoposti per ricordo
per devozione e massima onoranza
memoria imperitura tramandata
devotamente intorno s'è sostato”


in cui riecheggia quel sentimento di umana solidarietà nei confronti di un evento che ci accomuna tutti: la morte. Evento che nella lirica non appare mai tragico o scuro, illuminato com’è da quei “ fasci di luce” che il sole irradia su quel tumulo ( pregiatissimo l’uso del sostantivo, di origine greca, elio, per riferirsi al sole), che io ho inteso come l’alba della speranza in qualcosa che vada oltre la morte, oltre quel tumulo di pietre, oltre lo stesso ricordo che, imperituro, l’autore lascia come firma, nel congedo del suo componimento.
Nel passaggio evidenziato, sintomatico è quel ripetere, in diverse modalità, quel devoti, che poi diventa devozione ed infine si fa avverbio, quasi a sottolineare, con grande incisività, il riconoscimento dovuto a quel tumulo, che è l’unico grande protagonista di questo brano.
Per concludere, ritengo questo brano di grande effetto sia per la resa musicale, sulla quale mi sono ampiamente soffermata, sia per l’afflato che se ne ricava ad una lettura attenta e precisa, nonché per la delicatezza e la sensibilità dell’autore che, in questo caso, traspare in tutta la sua grandiosa magnificenza.

Carmen
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#5   15 Aprile 2008 - 07:08
 
Non posso che confermare quanto già ampiamente espresso a proposito di questa lirica...rileggendola, riassaporo le stesse emozioni.

Buona giornata.

Carmen
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#6   15 Aprile 2008 - 07:21
 
Grazie Carmen :)

Buona giornata!

Lorenzo
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Commenti

categoria:le mie poesie, memoria, murgia, sonetto