domenica, luglio 30, 2006

 La vera lode è nell’amore

Chi riuscirà a contare le opere compiute dal Signore nel cielo e sulla terra, nel mare e in tutti gli abissi? Comunque, per quanto incapaci di conoscerle adeguatamente, dobbiamo ammettere per fede e ritenere con certezza assoluta che ogni creatura esistente nel cielo e sulla terra, nel mare e in tutti gli abissi è opera di Dio, se, come abbiamo affermato, è vero che tutte le cose che ha voluto, le ha fatte in cielo e sulla, terra, nel mare e in tutti gli abissi. Quanto alle cose da lui fatte, è da escludersi che le abbia fatte per costrizione, ma tutte quante le ha fatte perché ha voluto. Causa dell’intero universo creato è la sua volontà. Tu ti costruisci una casa perché, se non ti decidessi a costruirla, dovresti rimanere senza un luogo dove abitare. La necessità, non la tua libera volontà, ti spinge a costruirti la casa. Ti cuci una veste perché, se non te la facessi, dovresti andar nudo. A confezionarti la veste ti muove una necessità, non lo fai per libera scelta della volontà. […]

Riusciremo pertanto a trovare qualcosa che compiamo volontariamente e liberamente? Certo che lo troveremo. Amare Dio e lodarlo. Agisci senza dubbio per libera volontà quando a tributare la lode ti spinge l’amore, quando lo fai non per una necessità, ma perché ti piace.

(S. Agostino, En. in Ps. 134, 10-11)

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categoria:filosofia
domenica, luglio 23, 2006

Solo da Dio viene la felicità

Nessuno può essere veramente amico dell’uomo se non è innanzi tutto amico della verità: questo amore se non è disinteressato non è assolutamente possibile.

Su tale argomento hanno discusso molto anche i filosofi, ma nei loro scritti non si trova alcun cenno del vero sentimento religioso, cioè del genuino culto del vero Dio. La causa di ciò è - a mio parere – ch’essi hanno voluto fabbricarsi la felicità a modo loro e hanno creduto ch’era necessario procacciarsela da sé stessi anziché impetrarla, mentre Colui che la concede è soltanto Iddio. Infatti rende felice l’uomo, solo Colui che l’ha creato. In realtà Chi elargisce ai buoni e ai cattivi sì grandi beni della sua creazione, vale a dire l’esistenza, la natura umana, la vigoria dei sensi, l’energia fisica, l’abbondanza delle ricchezze, darà sé stesso ai buoni affinché siano felici, poiché anche l’essere buoni è dono di Lui. Al contrario i filosofi i quali in questa vita piena di affanni, con queste membra destinate alla morte, sotto il peso della carne corruttibile, hanno voluto essere autori e, per così dire, creatori della propria felicità come se potessero raggiungerla e quasi averla in possesso con le proprie virtù, senza chiederla e sperare di attingerla dalla fonte delle virtù, non hanno potuto affatto comprendere che Dio resisteva alla loro superbia. […] Essi cedono di fronte ai mali fisici divenuti eccessivi e dichiarano che si deve partire da questa vita quando le molestie sono troppo dolorose.

(S. Agostino, Ep. 155, 1.1-2)

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categoria:filosofia
giovedì, luglio 20, 2006

 Se siamo qualcosa di buono, lo siamo per opera di Dio

Molto più alacremente dobbiamo accorrere a contemplare le opere divine anziché le nostre, poiché anche noi, se siamo qualcosa di buono, siamo opera di Dio, non degli uomini. Ecco perché l’Apostolo disse: Non è qualche cosa né chi pianta né chi irriga, ma è Dio che fa crescere (1Cor 3, 7).

Senocrate, in una conferenza sui vantaggi della temperanza, convertì d’un tratto a un tenore di vita morigerato Polemone, che non solo era un ubriacone, ma in quel momento era anche ubriaco. Sebbene quello non fosse guadagnato alla causa di Dio, ma liberato soltanto dalla tirannia della dissolutezza, tuttavia non attribuirei neppure questo suo mutamento in meglio all’opera di un uomo, ma di Dio. Poiché i beni del corpo stesso, cioè dell’infima parte di noi, quali sono ad esempio la bellezza, le forze, la salute e qualunque altro bene di tale genere, non provengono se non da Dio creatore e perfezionatore della natura: con quanto maggior ragione nessun altro può darci i beni dell’anima! Qual pensiero più orgoglioso e più ingrato potrebbe nutrire la pazza mente umana, che reputare che Dio renda bello l’uomo nel fisico, e che l’essere reso casto nell’anima provenga dall’uomo? Nel libro della Sapienza cristiana sta scritto: Poiché sapevo che nessuno può essere continente, se Dio non lo concede; ed era già questo un frutto della sapienza, il sapere cioè da chi ci è concesso questo dono (Sap 8, 21).

(S. Agostino, Ep. 144, 1-2)

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categoria:filosofia
domenica, luglio 16, 2006

 

Tra gli alberi

che s'infittiscono

un sentiero di luce

scorre come un fiume silente

fra le ombre.

 

Foto e versi di

Maria Antonietta Elia

 Dall'opera :

2006 Un anno

davanti a Te

 

ADDA

EDITORE

 

 I © dell' immagine e dei versi appartengono all'Autrice.

Concessa la pubblicazione!! 

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categoria:poesia
domenica, luglio 09, 2006

 Chi corregge è misericordioso

Molti sono stati condotti sulla retta via con l’amore, molti con il timore, ma attraverso la paura del timore pervennero all’amore. Istruitevi, voi che giudicate la terra (Sal 2, 10). Amate e giudicate. L’innocenza non va cercata a scapito della correzione. Sta scritto: Chi disprezza la correzione è infelice (Sap 3, 11). Si può rettamente aggiungere a questa massima: come chi disprezza la correzione è infelice, così chi ricusa di dare la correzione è crudele. Ho osato dire qualcosa, fratelli miei, che però sono costretto ad esporvi in maniera alquanto più completa, perché l’argomento è poco chiaro. Ripeto quanto ho detto: Chi disprezza la correzione è infelice. Questo è chiaro. Chi ricusa di dare la correzione è crudele. Sono convinto senz’altro, sono convinto e lo dimostro, che chi ferisce è misericordioso, chi risparmia è crudele. Vi pongo un esempio dinanzi agli occhi. Come provo che è misericordioso chi ferisce? Mi riferisco all’esempio di un padre e del [suo] figlio, non ad altri. Il padre anche quando ferisce ama. E non vuole che il figlio perisca. Non bada al suo sentimento paterno, pensa a ciò che è utile [al figlio]. Perché? Perché è padre, perché prepara l’erede, perché educa il suo successore. Ecco: colpendo, il padre si mostra buono, colpendo si mostra misericordioso. Portami l’esempio di un uomo che risparmiando è crudele. Non mi allontano da quelle persone, vi pongo le stesse davanti agli occhi. Se il figlio, che è inesperto e non viene corretto, vive in maniera da perire, e se il padre fa finta di niente, se il padre lascia correre, se il padre teme di urtare il figlio traviato con la severità della correzione, risparmiandolo non si mostra crudele? Istruitevi dunque voi che giudicate la terra e, giudicando rettamente, aspettate il premio non dalla terra, ma da colui che ha fatto il cielo e la terra.

(S. Agostino, Sermo 13, 9)

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categoria:riflessioni, filosofia
domenica, luglio 02, 2006

Siamo soggetti alle tempeste, ma Dio viene in nostro aiuto

 

Attraverso tutte le azioni da lui compiute il Signore ci ammonisce dunque su come dobbiamo vivere quaggiù. In questo mondo tutti infatti sono pellegrini, sebbene non tutti desiderino tornare nella patria. Ma proprio a causa di questo viaggio noi incontriamo le sofferenze dovute a sconvolgimenti e a tempeste; è quindi necessario che siamo almeno nella barca. Poiché se nella barca corriamo pericoli, fuori della barca andiamo incontro a una morte sicura. In realtà, per quante forze abbia nei muscoli delle braccia chi nuota nel mare, talora, sopraffatto dal mare grosso, viene inghiottito dalle onde e affoga. È necessario quindi che siamo nella barca, cioè siamo portati sul legno per essere in grado di attraversare questo mare. Orbene, questo legno, dal quale viene portata la nostra debolezza, è la croce del Signore con la quale veniamo segnati e veniamo preservati dall’annegare nelle tempeste di questo mondo. Siamo soggetti alle tempeste, ma c’è Dio che può venire in nostro aiuto.

(S. Agostino, Sermo 75, 2.2)

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categoria:riflessioni, filosofia