domenica, giugno 25, 2006

"Come dice S. Giovanni della Croce nel suo cantico: « Non avevo né guida, né luce, fuorché quella che mi brillava nel cuore; quella luce mi guidava più sicura di quella del mezzogiorno nel luogo in cui mi attendeva Colui che mi conosce perfettamente ». Quel luogo era il Carmelo: prima di « riposarmi all'ombra di Colui che desideravo », dovevo passare per molte prove, ma la chiamata Divina era così pressante che se avessi dovuto attraversare le fiamme l'avrei fatto per essere fedele a Gesù. Ad incoraggiarmi nella mia vocazione, trovai una sola anima, fu quella della mia diletta madre .. il mio cuore trovò nel suo un'eco fedele e senza di lei non sarei arrivata arrivata alla riva benedetta che l'aveva accolta da cinque anni sul suo suolo impregnato di rugiada celeste. Sì, da cinque anni ero lontana da lei, Madre diletta, credevo di averla perduta, ma al momento della prova è la sua mano che mi indicò la strada che dovevo seguire. Avevo bisogno di questo conforto perché i parlatori al Carmelo mi erano divenuti sempre più penosi; non riuscivo a parlare del mio desiderio di entrare senza sentirmi respinta. Maria, pensando che fossi troppo giovane, faceva tutto il possibile per impedire la mia entrata; lei stessa, Madre, per mettermi alla prova, cercava qualche volta di rallentare il mio ardore: insomma, se non avessi avuto veramente la vocazione, mi sarei fermata fin dall'inizio, perché incontrai ostacoli non appena cominciai a rispondere alla chiamata di Gesù."

(Santa Teresina, Scritto autobiografico "Storia di un'anima - A" n. 141 - 142)

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categoria:riflessioni
martedì, giugno 20, 2006

Giardino

c'è un altro cielo,
sempre sereno e bello,
e c'è un'altra luce del sole,
sebbene sia buio là -
non badare alle foreste disseccate, Austin,
non badare ai campi silenziosi -
qui è la piccola foresta
la cui foglia è sempre verde -
qui è un giardino più luminoso -
dove il gelo non è mai stato,
tra i suoi fiori mai appassiti
odo la luminosa ape ronzare,
ti prego, Fratello mio,
vieni nel mio giardino!

Emily Dickinson

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categoria:emozioni, i grandi poeti
domenica, giugno 18, 2006

 Desiderio di purificare l’occhio del cuore

Che cosa turba l’occhio del cuore? Ciò che turba, ottura e offusca l’occhio del cuore è la cupidigia, l’avidità, l’iniquità, l’amore del mondo. E tuttavia con quanta cura si cerca il medico, quando l’occhio del corpo è turbato, come siamo solleciti di farlo aprire e farlo liberare dalle impurità affinché guarisca e possa vedere la luce terrena! Si corre, non ci si dà pace, non si aspetta un momento anche se cade nell’occhio soltanto una pagliuzza. Il sole che desideriamo vedere con occhi sani, lo ha fatto certamente Dio. Naturalmente è molto più luminoso del sole Colui che lo ha fatto, e la luce che si addice all’occhio dell’anima è di natura del tutto diversa. Quella luce è l’eterna sapienza. D’altra parte Dio ti ha fatto, o uomo, a sua immagine. Ti avrebbe forse dato il mezzo di vedere il sole fatto da lui e non ti avrebbe dato il mezzo di vedere il tuo Creatore, dal momento che ti ha fatto a sua immagine? Ti ha dato anche questo: t’ha dato l’uno e l’altro mezzo. Mentre tieni assai cari gli occhi esterni, trascuri assai l’occhio interiore; lo porti sciupato e ferito. Se il tuo Creatore vorrà mostrarsi a te, sarà per te un tormento; sarà un tormento per il tuo occhio prima che venga curato e guarito. Poiché anche nel paradiso Adamo peccò e si nascose allo sguardo di Dio. Allorché dunque aveva il cuore sano della pura coscienza, godeva della presenza di Dio; dopo che il suo occhio rimase ferito dal peccato, provò paura della luce divina, cercò uno scampo nelle tenebre e nel folto degli alberi, fuggendo la verità e bramando le ombre dell’errore.

(S. Agostino, Sermo 88, 6)

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categoria:riflessioni, filosofia
giovedì, giugno 15, 2006

Tardi ti ho amato



Dio Signore, tardi ti ho amato.
Bellezza tanto antica e tanto nuova,
tardi ti ho amato!
Tu eri dentro di me,
e io stavo fuori,
ti cercavo qui, gettandomi, deforme,
sulle belle forme delle tue creature.
Tu eri con me,
ma io non ero con te.
Mi tenevano lontano
da te le creature che, pure,
se non esistessero in te,
non esisterebbero per niente.
Tu mi hai chiamato,
e il tuo grido ha vinto la mia sordità;
hai brillato,
e la tua luce ha vinto la mia cecità;
hai diffuso il tuo profumo,
e io l'ho respirato, e ora anelo a te;
ti ho gustato,
e ora ho fame e sete di te;
mi hai toccato,
e ora ardo dal desiderio della tua pace.


SANT'AGOSTINO

Novena

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categoria:riflessioni, filosofia
lunedì, giugno 12, 2006
VITA DI TRINCEA
 
 
Da una lettera di un Ufficiale che sarebbe poi caduto sul campo di battaglia è tratta questa descrizione della vita di trincea :
 
Noi eravamo ancora nelle trincee del monte Sei Busi di fronte a quella maledetta quota 118 che ci era costata tanto sacrificio di sangue nella giornata del 13 agosto 1915. Dopo il battesimo del fuoco, dopo i feroci combattimenti nei quali ci eravamo trovati improvvisamente impegnati pochi giorni dopo aver lasciato le ridenti rive del Garda, continuavamo a trascinare le anime tristi per le dolorose perdite, i corpi affranti, le divise sporche, lacere, irriconoscibili fra i sassi del Carso e le buche scavate in quella terra rossastra che pare stemperata col sangue.
Abiti e pelle, coperti di quel fango, sembravano di rame. Venti e più giorni di quella vita ci avevano mutati in orsi, sfiniti ; eppure si resisteva lì con tenacia, tra i violenti temporali che ogni notte allagava le trincee e il sole ardente che ci soffocava, durante il giorno, tra i cadaveri insepolti e il colera; e si respingevano i frequenti attacchi nemici e si cercava, con azioni parziali e con assidui lavori di zappa compiuti sotto le bocche dei fucili avversari, di strappare al nemico qualche altro di quei sassi.                 
 
Documento tratto da un testo di Storia
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categoria:riflessioni, storia, didattica
domenica, giugno 11, 2006

Giugno

Improvviso mi raggiunge

un delicato profumo di fiori

gradito messaggero

della tua presenza 

Foto e versi di

Maria Antonietta Elia

 Dall'opera :

2006 Un anno

davanti a Te

 

ADDA

EDITORE

 

 I © dell' immagine e dei versi appartengono all'Autrice.

Concessa la pubblicazione!! 

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categoria:poesia
domenica, giugno 04, 2006

Pentecoste

È molto bello che l'Amore di Dio, riversato oggi sulla sua chiesa nascente, nella persona degli apostoli, radunati in preghiera con Maria nel cenacolo, si manifesti in lingue di fuoco. Noi siamo soliti dire che l'amore brucia, è vero: purifica rinnova, santifica e vivifica perché quel fuoco viene da Dio ed è per tutti noi. Scese quel giorno, in quella prima pentecoste, ma ripete la sua azione per sempre, sino alla fine dei tempi. L'amore di Dio è Lo Spirito Santo, la terza persona della santissima trinità, è l'essenza e la perfezione dell'amore, perché sgorga da cuore del Padre e del Figlio suo Gesù Cristo. È il paraclito, il consolatore, l'avvocato, la verità, l'energia vitale per ognuno e per la chiesa. Ci era stato promesso come garanzia di una unione indissolubile con Cristo e con il Padre. I primi ad essere interiormente trasformati furono gli stessi apostoli: prima pavidi, ignari, deboli poi resi impavidi ed araldi coraggiosi, pronti a tutto, fino al martirio. Il cammino della chiesa dai suoi esordi, costantemente sarà guidato da quello Spirito, supererà ogni insidia, conserverà integro il deposito della fede, sarà segno visibile di unità e di pace. Le forze degli inferi non prevarranno contro di essa. Con quello stesso Spirito una schiera, che nessuno può contare, ha conseguito la santità fino all'eroismo. Spira ancora quello Spirito sulla chiesa di oggi e sugli uomini del mondo, segnando il cammino dell'umanità sulle vie della sapienza e della concordia. Molti, è vero, camminano ancora a luci spente o si affidano alle tenue luce della ragione umana, ma sta crescendo il bisogno di luce autentica, di amore vero, di solidarietà operativa, di giustizia a tutto campo. Pare che la pentecoste di quest'anno ci colga particolarmente assetati di luce e di verità. Urge quello Spirito per il nostro mondo dopo i fallimenti di ogni genere. Urge alla chiesa, sempre bisognosa di rinnovamento, sempre protesa a nuove illuminazioni dello Spirito. Urge ai pastori e ai presbiteri perché siano testimoni di verità con la parola e con l'esempio.Urge a coloro che governano le sorti del mondo perché diventino operatori di pace. Urge alle famiglie affinché attingano amore autentico e siano capaci di fedeltà e di indissolubilità. Urge ad ogni credente in Cristo perché non abbia a mancare l'obiettivo finale della propria esistenza. Urge a chi scrive questi pensieri affinché sappia diffondere speranza e dare luce ai cuori. "Vieni Spirito Santo, accendi in noi il fuoco del tuo amore". 

Liturgia

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categoria:riflessioni