Connubio

Frutto scarlatto
carico d'amore
lavoro dell'uomo
calice e passione.
Campo d'ulivo
carico d'amore
passione e croce
per l'uomo peccatore.
Vite e Ulivo
intreccio d'amore.
© Foto e Versi - Lorenzo - 25 Febbraio 2006
Connubio

Frutto scarlatto
carico d'amore
lavoro dell'uomo
calice e passione.
Campo d'ulivo
carico d'amore
passione e croce
per l'uomo peccatore.
Vite e Ulivo
intreccio d'amore.
© Foto e Versi - Lorenzo - 25 Febbraio 2006
Mio Signore

Lascia che io mi sieda
per un momento al tuo fianco;
finirò più tardi
il lavoro che mi attende.
Lontano dal tuo sguardo,
io subito mi stanco;
il mio lavoro è pena
e mi sento perduto.
Con te trovo la vita,
i suoi sussurri e sospiri,
ho mille menestrelli
alla corte del tuo amore.
Lascia che io mi sieda
a faccia a faccia;
voglio cantare la gioia
d'appartenere a te.
RABINDRANATH TAGORE
TELEFONO

Ho appena riagganciato;
Perché hai telefonato?
Ah! Sì, Signore... ci sono.
Fatto sta che ho parlato tanto e ascoltato ben poco.
Perdonami, Signore, ho fatto un monologo e non ho dialogato.
Ho imposto la mia idea e non ho scambiato.
Perché non ho ascoltato, non ho imparato nulla;
Perché non ho ascoltato, non ho portato nulla;
Perché non ho ascoltato, non ho comunicato.
Perdonami, Signore, perché ero in comunicazione,
Ed ora siamo tagliati.
Michel Quoist
Umiltà e superbia

Il regno dei cieli appartiene a quelli che sono come loro, (Mt 19, 14) che sono cioè umili, spiritualmente piccoli. Non abbiate per loro disprezzo o avversione: è segno di vera grandezza l’esser piccolo, mentre la superbia è fallace grandezza di chi è debole. E quando la superbia si sia impadronita di un animo, sollevandolo in alto lo fa precipitare, gonfiandolo lo svuota, riempiendolo lo spezza. Mentre la persona umile non può fare del male, il superbo non può non farne: intendo riferirmi all’umiltà di chi non aspira a eccellere per transitori successi mondani, ma è volto sinceramente a un bene eterno che sa di poter raggiungere, non con le proprie forze ma con l’aiuto che riceve. Chi ha questa umiltà non può desiderare il male di nessuno perché nessun male potrebbe accrescere il suo bene. La superbia invece produce subito invidia, e chi prova invidia non può che desiderare il male di colui il cui bene lo tormenta. Anche l’invidia quindi porta subito a volere il male, e di qui derivano imbrogli, ipocrisie, maldicenze e tutto quel male che non si vorrebbe mai ricevere da un altro. Se conservate quindi intatta la pia umiltà, che secondo le Scritture è il segno distintivo della santa infanzia, godrete sicuramente della immortalità dei beati: A costoro appartiene il regno dei cieli.
S. Agostino, Sermo 353, 2.1
Per chi ha sofferto
Signore, rendimi calmo
e staccato da tutto,
ma senza indifferenza.
Che io sia aperto e buono,
maturato dalla sofferenza,
pronto a dare agli altri
quello che non ho avuto.
Non mi resta niente.
A che cosa ancora
mi potrei aggrappare?
Eppure io vorrei
che la gioia di ogni uomo
trovasse come un'eco
nel mio cuore pacificato.
Piuttosto che soffrire
senza utilità per nessuno
e aggravare ulteriormente
le tristezze del mondo,
vorrei che da tutte le lacrime che ho versato,
mi venisse il potere di comprendere gli altri,
fino nell'intimo del loro essere,
là dove sono veramente se stessi,
là dove aspettano l'amore.
Vorrei che il mio dolore
servisse a qualcosa.
LUCIEN JERPHAGNON
Solo per oggi

“La mia vita è un sol attimo, un'ora di passaggio.
La mia vita è solo un giorno che svanisce e fugge.
O mio Dio, tu sai che per amarti sulla terra non ho che l'oggi!
Oh, t'amo, Gesù! L'anima mia a te anela.
Resta per un sol giorno il dolce mio sostegno.
Vieni a regnare nel mio cuore,
dammi il tuo sorriso, solo per oggi.
Che m'importa, Signore, se oscuro è l'avvenire?
Io pregarti per il domani, oh, no, non posso!
Puro conserva il cuor mio,
con la tua ombra coprimi, solo per oggi.
Se penso a domani,
io la mia incostanza temo,
e in cuore tristezza e affanno nascere mi sento.
Ma la prova e la sofferenza voglio,
Dio mio, solo per oggi.”

dalla poesia di Santa Teresina:
"Il mio canto per oggi" del giugno 1894

Si dileguano le nubi
sospinte dal vento
e come i sogni
trovano asilo
nelle sedi più remote del cielo
dove nasce la luce.
Foto e Versi di
Maria Antonietta Elia
Dall'opera :
2006 Un anno
davanti a Te
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EDITORE
i © di foto e versi appartengono all'Autrice.
Concessa la pubblicazione!!
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La croce esempio di pazienza
Chi è il medico? Il Signore nostro Gesù Cristo. Chi è nostro Signore Gesù Cristo? Colui che fu visto anche da coloro che lo crocifissero, colui che fu preso, schiaffeggiato, flagellato, coperto di sputi, coronato di spine, appeso alla croce, fatto morire, trafitto con la lancia, deposto dalla croce, messo nel sepolcro. È questo il Signore nostro Gesù Cristo; ed è lui il medico di tutte le nostre ferite, quel crocifisso che fu insultato, di cui, quando pendeva dalla croce, i persecutori scuotendo il capo dicevano: Se è il Figlio di Dio, discenda dalla croce (Mt 27, 40). Sì, è lui il nostro vero medico. Ma perché allora non fece vedere, a chi lo insultava, che egli era Figlio di Dio? Perché, dopo aver permesso che lo innalzassero sulla croce, quando quelli dicevano: Se è Figlio di Dio, discenda dalla croce, perché almeno allora non scese giù mostrando che era veramente Figlio di Dio, lui che avevano osato schernire? Non volle! E perché? Forse perché non poteva? Certo che poteva. È più difficile, infatti, scendere dalla croce o risorgere dal sepolcro? Ma egli preferì sopportare quelli che lo insultavano, perché scelse la croce non come una prova di potenza, ma come un esempio di pazienza. Guarì le tue piaghe su quella croce dove a lungo sopportò le sue; ti liberò dalla morte eterna su quella stessa croce dove accettò la morte temporale. E morì. O non si deve dire piuttosto che in lui morì la morte? Che morte è mai quella che uccide la morte?
(S. Agostino, In Io. Ev. 3, 3)