
Colui che ammaestra i cuori ha la sua cattedra in cielo
Non crediate di poter apprendere qualcosa da un uomo.
Noi possiamo esortare con lo strepito della voce ma se dentro non v’è chi insegna, inutile diviene il nostro strepito.
Ne volete una prova, o miei fratelli?
Ebbene, non è forse vero che tutti avete udito questa mia predica?
Quanti saranno quelli che usciranno di qui senza aver nulla appreso?
Per quel che mi compete, io ho parlato a tutti; ma coloro dentro i quali non parla quell’unzione, quelli che lo Spirito non istruisce internamente, se ne vanno via senza aver nulla appreso.
L’ammaestramento esterno è soltanto un ammonimento, un aiuto.
Colui che ammaestra i cuori ha la sua cattedra in cielo.
Egli perciò dice nel Vangelo: Non vogliate farvi chiamare maestri sulla terra: uno solo è il vostro maestro: Cristo (Mt 23, 8-9).
Sia lui dunque a parlare dentro di voi, perché lì non può esservi alcun maestro umano.
Se qualcuno può mettersi al tuo fianco, nessuno può stare nel tuo cuore.
Nessuno dunque vi stia; Cristo invece rimanga nel tuo cuore; vi resti la sua unzione, perché il tuo cuore assetato non rimanga solo e manchi delle sorgenti necessarie ad irrigarlo.
E’ dunque interiore il maestro che veramente istruisce;
è Cristo, è la sua ispirazione ad istruire.
Quando non vi possiede né la sua ispirazione né la sua unzione,
le parole esterne fanno soltanto un inutile strepito. Le parole che noi facciamo risuonare di fuori, o fratelli, sono come un agricoltore rispetto ad un albero.
L’agricoltore lavora l’albero dall’esterno:
vi porta l’acqua, lo cura con attenzione;
ma qualunque sia lo strumento esterno che egli usa, potrà mai dare forma ai frutti dell’albero? E’ lui che riveste i rami nudi dell’ombra delle foglie?
Potrà forse compiere qualcosa di simile nell’interno dell’albero?
Chi invece agisce nell’interno?
Udite l’Apostolo che si paragona ad un giardiniere e considerate che cosa siamo, onde possiate ascoltare il maestro interiore:
Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio procura la crescita. (1 Cor 3, 6)
S. Agostino, In 1 Io. Ep. 3, 13