lunedì, maggio 31, 2004

Quando finisce

la notte


Un vecchio rabbino domandò

 una volta ai suoi allievi

da che cosa si potesse

riconoscere il momento

preciso in cui finiva la notte

e cominciava il giorno.

"Forse da quando

si può distinguere

con facilità un cane

da una pecora?".

"No", disse il rabbino.

"Quando si distingue un albero

di datteri da un albero di fichi?".

"No", ripeté il rabbino.

"Ma quand'è, allora?",

domandarono gli allievi.


Il rabbino rispose:

"E' quando guardando il volto

di una persona qualunque,

tu riconosci un fratello o una sorella.

Fino a quel punto

è ancora notte nel tuo cuore".



"Abbiamo imparato a volare

come gli uccelli,

a nuotare come i pesci,

ma non abbiamo imparato l'arte

di vivere come fratelli"

(Martin Luther King).

 

Bruno Ferrero

 

Felice Giorno!

Orizzonte









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domenica, maggio 30, 2004

La macchia nera


Una volta, un maestro fece una macchiolina nera

nel centro di un bel foglio di carta bianco

e poi lo mostrò agli allievi.

"Che cosa vedete?", chiese.

"Una macchia nera!", risposero in coro.


"Avete visto tutti la macchia nera che è piccola piccola",

ribatté il maestro,

"e nessuno ha visto il grande foglio bianco".



La vita è una serie di momenti:

il vero successo sta nel viverli tutti.

Non rischiare di perdere il grande foglio bianco

per inseguire una macchiolina nera.

Bruno Ferrero

Felice Domenica!

Orizzonte







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sabato, maggio 29, 2004

SE . . .


Se riesci a mantenere la calma

quando tutti attorno a te

la stanno perdendo;

Se avrai fiducia in te stesso

quando tutti dubitano di te

tenendo però nel giusto

conto i loro dubbi;

Se sai aspettare

senza stancarti di aspettare

o essendo calunniato

non rispondere con calunnie

o essendo odiato non dare spazio all’odio

senza tuttavia sembrare troppo buono

né parlare troppo da saggio;

Se sai sognare senza fare

dei sogni i tuoi padroni;

Se riesci a pensare senza fare

dei pensieri il tuo fine;

Se sai incontrarti

con il successo e la sconfitta

e trattare questi due impostori

proprio allo stesso modo;

Se riesci a sopportare di sentire

la verità che tu hai detto,

distorta da imbroglioni

che ne fanno una trappola per ingenui;

Se sai guardare le cose

per le quali hai dato la vita, distrutte

e sai umiliarti per ricostruirle

con i tuoi strumenti ormai logori;

Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie

e rischiarla in un solo colpo

a testa o croce

e perdere e ricominciare dall’inizio

senza mai lasciarti sfuggire

una parola su quello che hai perso;

Se sai costringere il tuo cuore,

i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti

anche dopo molto tempo

che non te li senti più

e così resistere quando in te

non c’è più nulla

tranne la volontà che dice loro:

“Resistete!”;

Se sai parlare con i disonesti

senza perdere la tua onestà

o passeggiare con i re senza perdere

il tuo comportamento normale;

Se non possono ferirti né i nemici,

né gli amici troppo premurosi;

Se per te contano tutti gli uomini,

ma nessuno troppo;

Se riesci a riempire l’inesorabile minuto

dando valore ad ogni istante che passa:

tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa

e – quel che più conta –

tu sarai un Uomo, figlio mio!


Rudyard Kipling - Lettera al figlio -

 

Felice Giorno!

Orizzonte






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venerdì, maggio 28, 2004

L’individuo ricco d’amore non si accontenta di essere unico,

di sviluppare la propria unicità e di lottare per conservarla.

Vuole essere il più grande,

perché si rende conto che può donare questa grandezza.

 

Leo Buscaglia

 

Felice Giorno!

Orizzonte



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giovedì, maggio 27, 2004

 

Io credo che la cosa più importante per una persona

ricca d’amore sia che questa ami se stessa.

A questo punto , molti si sorprenderanno e chiederanno:

“Oh, oh, ma che cosa sta dicendo?”.

Non sto facendo l’elogio dell’egotismo.

Non vi sto domandando di mettervi

davanti a uno specchio e domandare:

“Specchio delle mie brame, chi è il più bello del reame?”.

Non è questo che intendo;

quando parlo di una persona che ama se stessa,

intendo qualcuno che si rende conto

che si può dare soltanto ciò che si ha,

e che quindi si dà da fare per ottenere qualcosa.

E’ necessario diventare l’individuo

più colto, più geniale, più interessante,

più versatile e più creativo del mondo,

perché allora si potrà donare tutto questo;

e l’unica ragione per avere qualcosa è donarla.

 

Leo Buscaglia

 

Felice Giorno!

Orizzonte

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mercoledì, maggio 26, 2004

Mondo splendido


Sempre e poi sempre,

o vecchio o giovane torno a avvertire:

una montagna notturna e al balcone una donna silenziosa,

bianca una strada al chiaro di luna

in lieve pendio

e ciò mi lacera il cuore nel petto atterrito di struggimento.

O mondo ardente,

o tu chiara donna al balcone,

cane che abbai nella valle,

treno lontano che passi,

come mentite, come atroci ingannate me ancora,

e pur tuttavia voi siete sempre

il mio sogno e delirio più dolce.

Spesso ho tentato la strada per la tremenda "realtà"

dove hanno valore mode,

assessori, leggi, e denaro,

ma solitario mi sono involato,

deluso e liberato,

verso là dove sogno e beata follia zampilla.

Afoso vento notturno negli alberi,

scura zigana,

mondo ricolmo di nostalgia pazza e profumo di poesia,

mondo splendente,

di cui sono schiavo eternamente,

dove a me guizzano i tuoi bagliori,

dove riecheggia per me la tua voce.

 

(Hermann Hesse)





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martedì, maggio 25, 2004

Nella vita di ognuno ci sono momenti nei quali

si crede di non poter andare più avanti.

Anch’io mi sono trovato in certe situazioni

in cui mi pareva di esser arrivato al capolinea.

Ero tentato di trarmi fuori da ogni responsabilità,

da ogni fastidiosa incombenza e preoccupazione.

Chi crede in Dio e nella vita,

non perde la fiducia di poter proseguire,

anche nelle ore oscure, lungo il retto cammino.

Voglio ritrovarlo anch’io questo cammino e,

fidandomi di Dio.

Percorrerlo passo dopo passo,

qualunque sia la meta.

 

Rainer Haak



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lunedì, maggio 24, 2004

Non voglio chiedere a Dio

in primo luogo la salute e il benessere,

il successo e la felicità personale.

Più di tutto voglio pregarlo

perché egli mi trasformi con la sua presenza.

Desidero che la fede non produca in me

la grettezza e l’amarezza,

bensì la dilatazione del cuore

e abbondanza di gioia e di pace.

 

Rainer Haak

 

Felice Giorno!!

Orizzonte


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domenica, maggio 23, 2004

Dai poco se doni le tue ricchezze,

ma se dai te stesso, tu doni veramente.

Vi sono quelli che danno con gioia

e la gioia è la loro ricompensa.

Nelle loro mani Dio parla

e dietro i loro occhi

Egli sorride alla terra.

E’ bene dare se ci chiedono,

ma è meglio capire

quando non ci chiedono nulla.

E per chi è generoso,

cercare il povero è una gioia più grande che donare

poiché, chi è degno di bere al mare della vita

può riempire la coppa alla tua breve corrente.

E voi che ricevete – e tutti ricevete –

non lasciate che la gratitudine vi opprima

per non creare un giogo in voi e in chi vi ha dato.

Piuttosto, i suoi doni

siano le ali

su cui volerete insieme.

 

Khalil Gibran

 

Buona Domenica a Tutti!

Orizzonte



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venerdì, maggio 21, 2004

Solo una bacca


Il piccolo stagno sonnecchiava perfettamente immobile nella calura estiva. Pigramente seduto su una foglia di ninfea, un ranocchio teneva d'occhio un insetto dalle lunghe zampe che stava spensieratamente pattinando sull'acqua: presto sarebbe stato a tiro e il ranocchio ne avrebbe fatto un solo boccone, senza tanta fatica. Poco più in là, un altro minuscolo insetto acquatico, un ditisco, guardava in modo struggente una graziosa ditisca: non aveva il coraggio di dichiararle il suo amore e si accontentava di ammirarla da lontano. Sulla riva a pochi millimetri dall'acqua un fiore piccolissimo, quasi invisibile, stava morendo di sete. Proprio non riusciva a raggiungere l'acqua, che pure era così vicina. Le sue radici si erano esaurite nello sforzo. Un moscerino invece stava annegando. Era finito in acqua per distrazione. Ora le sue piccole ali erano appesantite e non riusciva a risollevarsi. E l'acqua lo stava inghiottendo. Un pruno selvatico allungava i suoi rami sullo stagno. Sulla estremità del ramo più lungo, che si spingeva quasi al centro dello stagno, una bacca scura e grinzosa, giunta a piena maturazione, si staccò e piombò nello stagno. Si udì un "pluf!" sordo, quasi indistinto, nel gran ronzio degli insetti. Ma dal punto in cui la bacca era caduta in acqua, solenne e imperioso, come un fiore che sboccia, si allargò il primo cerchio nell'acqua. Lo seguì il secondo, il terzo, il quarto . . . L'insetto dalle lunghe zampe fu carpito dalla piccola onda e messo fuori portata dalla lingua del ranocchio. Il ditisco fu spinto verso la ditisca e la urtò: si chiesero scusa e si innamorarono. Il primo cerchio sciabordò sulla riva e un fiotto d'acqua scura raggiunse il piccolo fiore che riprese a vivere. Il secondo cerchio sollevò il moscerino e lo depositò su un filo d'erba della riva, dove le sue ali poterono asciugare.

Quante vite cambiate per qualche insignificante

cerchio nell'acqua.


Bruno Ferrero






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